Cheratina e proteine idrolizzate: cosa fanno davvero sulla fibra
In breve
Le proteine idrolizzate non «ricostruiscono» il capello: lo riempiono temporaneamente. Quelle a basso peso molecolare entrano nella corteccia e danno corpo dall'interno, quelle grandi restano in superficie e formano un film. Nessuna delle due ricrea la cheratina persa: la sostituiscono finché non se ne vanno col lavaggio.
«Con cheratina» è scritto su metà dei prodotti in commercio. Vale la pena capire cosa succede davvero, perché la differenza fra un trattamento che funziona e uno che indurisce i capelli sta in un dettaglio che nessuno racconta: la dimensione della molecola.
Il capello è cheratina, ma non è la stessa cheratina
La corteccia — l’85% della fibra — è fatta di catene di cheratina tenute insieme da legami. Quando decolori, stiri o strapazzi un capello, alcune di quelle catene si spezzano e restano dei vuoti. Il capello diventa poroso: assorbe acqua in fretta, la perde altrettanto in fretta, e meccanicamente cede.
La cheratina che metti in un prodotto non è quella. È cheratina estratta (di solito da lana o piume) e poi idrolizzata, cioè spezzata chimicamente in frammenti. Quei frammenti non si saldano alle catene esistenti: si infilano nei vuoti e li occupano. È un riempimento, non una saldatura.
La parola giusta
Un trattamento proteico compensa. Restituisce corpo, elasticità e resistenza per un certo numero di lavaggi. Dire «ricostruisce» è un’immagine utile a vendere, ma se lo dici alla cliente le stai promettendo una cosa permanente che permanente non è.
Il peso molecolare è tutto
| Peso | Dove arriva | Cosa si sente |
|---|---|---|
| Molto basso (sotto 1.000 Da) — aminoacidi liberi, peptidi | Entra nella corteccia | Elasticità, il capello «regge» di più senza sembrare trattato |
| Basso-medio (1.000–5.000 Da) — cheratina molto idrolizzata | Cuticola e strati esterni della corteccia | Corpo, spessore percepito, meno porosità |
| Alto (oltre 10.000 Da) — proteine poco idrolizzate | Resta in superficie | Film che liscia, effetto immediato, si lava via prima |
Nell’INCI il peso non è scritto: leggi «Hydrolyzed Keratin» e non sai quanto è spezzata. È una delle domande sensate da fare a chi formula — e chi formula davvero la risposta ce l’ha.
Le proteine che trovi più spesso
- Hydrolyzed Keratin. La più affine alla fibra. Su capelli decolorati è quella che dà il risultato più netto in termini di resistenza.
- Hydrolyzed Wheat Protein. Grano: buon compromesso fra corpo e leggerezza, molto usata nei leave-in.
- Hydrolyzed Soy Protein. Soia: idratante, meno «strutturante». Bene su capelli secchi ma non danneggiati.
- Pisum Sativum Peptide. Pisello: peptidi corti, penetrano bene, molto usati nei filler di ultima generazione.
- Wheat / Soy Amino Acids. Aminoacidi liberi: la frazione più piccola in assoluto, lavorano in profondità e non appesantiscono.

Il sovraccarico proteico: quando la proteina fa danno
È il rovescio della medaglia, e in salone si vede spesso su clienti che «fanno trattamenti» da mesi. Il capello riempito di proteine senza abbastanza acqua e lipidi diventa rigido: sembra corposo al tatto ma è fragile, si spezza pettinandolo, e la piega non tiene.
- Come si riconosce: capello ruvido, opaco, che «scricchiola» fra le dita da bagnato, poca elasticità — se lo tiri si rompe invece di tornare.
- Perché succede: proteine a ogni lavaggio senza mai alternare un trattamento idratante o lipidico.
- Come si esce: due o tre settimane di sole maschere idratanti e oli, poi si reintroduce la proteina una volta ogni due o tre lavaggi.
La regola pratica in cabina: le proteine si alternano, non si accumulano. Un capello danneggiato ha bisogno di riempimento e di acqua, e i due lavori si fanno con prodotti diversi.
Nel catalogo la linea Anima è costruita così: il filler mette la proteina, la maschera di ricostruzione sigilla e nutre. Sono due passaggi perché sono due lavori.




