Il D5 se ne va: perché i siliconi ciclici escono dai cosmetici e perché ci siamo mossi un anno prima
In breve
Il ciclopentasilossano (D5) e i suoi fratelli D4 e D6 stanno uscendo da tutti i cosmetici europei: dal 6 giugno 2027 nessun prodotto immesso sul mercato potrà contenerne più dello 0,1% (Regolamento UE 2024/1328). La ragione è ambientale — sono molecole molto persistenti nell'acqua — non un rischio per chi li usa. Brandizzalo ha iniziato a convertire le formule interessate con un anno di anticipo, una referenza alla volta: i lotti nuovi nascono già senza D5, e per i saloni non cambia niente.
C’è un tocco che le tue mani conoscono benissimo anche se non gli hai mai dato un nome. Quella scivolosità asciutta di certi oli e di certi spray: si stendono in un attimo, non ungono, e dopo qualche minuto sembrano spariti lasciando solo il capello lucido. Quel tocco, in moltissimi prodotti, ha un nome preciso: ciclopentasilossano. In etichetta lo trovi come Cyclopentasiloxane. Nel gergo dei formulatori, D5.
Nei prossimi mesi lo vedrai sparire dalle liste ingredienti. Non solo dalle nostre: da tutte. Questo articolo racconta perché, con che tempi, e perché noi abbiamo cominciato a togliere il D5 dalle formule con un anno di anticipo invece di aspettare la scadenza.
Che cos’è il D5, e perché era dappertutto
Il D5 fa parte di una piccola famiglia di siliconi detti ciclici: molecole ad anello, leggerissime, volatili. I fratelli si chiamano D4 e D6. Il loro talento è unico: trasportano gli attivi sul capello, distribuiscono tutto in modo uniforme, danno quella sensazione setosa immediata — e poi evaporano. Sono il motivo per cui un olio può non ungere e uno spray può lucidare senza appesantire.
Per vent’anni è stata la soluzione elegante a un problema vero. Ed è per questo che il D5 è finito ovunque: oli per capelli, spray di brillantezza, sieri senza risciacquo, termoprotettori, primer viso, deodoranti.
Perché se ne va: il problema non è sulla testa, è nell’acqua
Qui serve dirlo con precisione, perché è il punto che si presta agli allarmismi. Il D5 non è stato vietato perché fa male ai capelli o alla pelle di chi lo usa. La ragione è ambientale: le autorità europee hanno classificato D5 e D6 come sostanze molto persistenti e molto bioaccumulabili — una volta finite nell’acqua non si degradano e si accumulano negli organismi — e il D4 anche come tossico per l’ambiente acquatico. E la fonte principale di rilascio, secondo la valutazione europea, sono proprio i cosmetici: quello che evapora o si risciacqua, da qualche parte va.
Su questa base l’Europa ha proceduto in due tempi. Nel 2018 la prima restrizione, per i prodotti che si risciacquano; nel 2024 quella definitiva, che copre tutto il resto.
Dove vive nei prodotti da salone
Nei prodotti a risciacquo il D5 non c’è già più da sei anni. Il capitolo che si chiude adesso è quello dei senza risciacquo, che è anche quello dove il D5 dava il meglio: oli e fluidi setificanti, spray di brillantezza e protezione colore, sieri, termoprotettori. Se prendi un leave-on di qualche anno fa e leggi l’INCI, in molti casi Cyclopentasiloxane è la prima voce della lista — cioè l’ingrediente più abbondante del prodotto.
Vale per il mercato intero, e vale anche per casa nostra: nella gamma Brandizzalo le referenze interessate sono poche — gli oli e gli spray di finitura — ma ci sono, e sono esattamente quelle su cui stiamo lavorando.
Con cosa si sostituisce
La buona notizia è che nel frattempo la chimica ha fatto strada. Il posto del D5 lo prendono gli esteri emollienti leggeri, i blend di oli vegetali a rapido assorbimento e, dove serve il velo protettivo, i siliconi lineari — che sono molecole diverse, non c’entrano con la restrizione e restano perfettamente legali.
Questo è il punto che vale la pena tenere a mente quando ne parli in salone: la norma non dice «i siliconi sono cattivi». Colpisce tre molecole precise per il loro comportamento nell’ambiente, non la famiglia intera. Il dimeticone che leggi in un INCI non è vietato, non lo sarà a giugno, e non è la stessa cosa del D5. Se il tema ti incuriosisce, avevamo dedicato un articolo intero al malinteso sui siliconi.
Se una cliente ti chiede «ma allora prima era pericoloso?»
No. Il D5 usato sui capelli non è mai stato un problema per chi lo usava: la restrizione nasce da come si comporta la molecola nell’acqua, dopo, non sulla testa. È una norma ambientale, non un ritiro per rischio. La risposta onesta è: «il prodotto che usavi andava bene; quello nuovo fa la stessa cosa e inquina meno».
Perché ci siamo mossi un anno prima
La scadenza è giugno 2027. Noi abbiamo cominciato a convertire le formule con un anno di anticipo, e non per zelo: perché riformulare bene è lento. Togliere l’ingrediente principale di un olio e ottenere lo stesso tocco richiede prove, test di stabilità che durano mesi, e poi tutta la parte che non si vede: la valutazione di sicurezza rifatta, il fascicolo aggiornato, la notifica al portale europeo, l’etichetta nuova con l’INCI nuovo, il lotto nuovo in stampa.
Chi parte per tempo può farlo con calma, una referenza alla volta, scegliendo la formula sostitutiva migliore e non la prima che passa. Chi aspetta la scadenza ha due sole strade, e si vedono già in giro: svuotare i magazzini con gli sconti prima di giugno, o riformulare di corsa tagliando gli angoli. Nessuna delle due ci piaceva.
Quindi le referenze della nostra gamma che contengono D5 stanno passando alla formula nuova una per una, man mano che i test finiscono e i lotti si esauriscono. Per un po’ convivranno le due versioni — è normale, ed è legale: quella vecchia può circolare fino alla scadenza. Ma ogni lotto nuovo che esce da qui in avanti nasce già senza.

Cosa devi fare tu
Sulla tua linea, niente: la conversione è compresa nel lavoro da persona responsabile che facciamo per ogni referenza, come gli aggiornamenti d’etichetta di quest’estate. Non devi buttare via nulla e non devi chiedere nulla.
Una cosa però vale cinque minuti, ed è sullo scaffale della rivendita: prendi i leave-on degli altri marchi che tieni in salone — oli, spray lucidanti, sieri — e leggi la prima riga dell’INCI. Se trovi Cyclopentasiloxane o Cyclohexasiloxane in cima alla lista, quel prodotto tra dieci mesi non potrà più essere immesso sul mercato così com’è. Vale la pena chiedere al rappresentante che piani hanno: dalla risposta capisci molto del fornitore.
Le norme cambiano più in fretta dei listini. Il D5 oggi, gli allergeni ieri, gli imballaggi domani: chi produce ha un elenco di scadenze che si allunga ogni anno, e l’unico modo per non farsele esplodere in mano è lavorarle in anticipo.
È il motivo per cui la conversione delle formule è partita un anno prima della scadenza. Tu continui a vendere; ai regolamenti pensiamo noi.




