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La base lavante: cosa c’è in uno shampoo oltre ai solfati

26 Agosto 2026· 4 min di lettura ·INCI e ingredienti

In breve

Uno shampoo è per tre quarti acqua e per il 10-15% tensioattivi: la base lavante è quasi tutto il prodotto. Le famiglie sono quattro — anionici (lavano), anfoteri (addolciscono), non ionici (stabilizzano), cationici (ammorbidiscono) — e quello che cambia la sensazione sotto le dita non è un attivo in fondo alla lista, è come sono combinate le prime cinque voci dell'INCI.

Quando si guarda uno shampoo si guarda quasi sempre la fine dell’elenco: gli estratti, gli oli, l’attivo con un nome che promette qualcosa. È la parte più raccontata e la meno determinante. Il prodotto, quello che la cliente sente sotto le dita e sulla cute il giorno dopo, sta nelle prime cinque righe.

Cosa c’è dentro uno shampoo, in mediaacqua74%tensioattivi14%addensanti e sale4%condizionanti3%conservanti, profumo, pH3%attivi dichiarati2%
Le proporzioni tipiche di uno shampoo professionale. Gli «attivi» che danno il nome al prodotto stanno quasi sempre nell’ultima fetta: contano, ma su una base sbagliata non salvano niente.

Cos’è un tensioattivo, in due righe

È una molecola con due estremità che si detestano: una testa che ama l’acqua e una coda che ama il grasso. In acqua si dispongono a palla — la coda dentro, la testa fuori — e quelle palline inglobano il sebo e lo sporco, che poi il risciacquo porta via. Tutto qui. Il resto sono differenze di forma, carica elettrica e dimensione, e sono quelle differenze a decidere se un lavaggio è brusco o gentile.

Le quattro famiglie

Famiglia Cosa fa Esempi tipici nell’INCI
Anionici Lavano davvero e fanno schiuma. Sono il motore. Sodium Laureth Sulfate, Sodium Coco-Sulfate, Sodium Cocoyl Isethionate
Anfoteri Cambiano carica col pH: smorzano l’anionico e riducono l’irritazione. Cocamidopropyl Betaine, Coco-Betaine, Sodium Cocoamphoacetate
Non ionici Nessuna carica: molto blandi, danno corpo e stabilità alla schiuma. Coco Glucoside, Decyl Glucoside, Lauryl Glucoside
Cationici Carica positiva: non lavano, si depositano e ammorbidiscono. Behentrimonium Chloride, Cetrimonium Chloride

Uno shampoo serio è quasi sempre una miscela: un anionico che fa il lavoro, un anfotero che lo tiene a bada, un non ionico che rende la schiuma cremosa invece che sottile. È la combinazione a fare la delicatezza, non l’assenza di una famiglia.

Uno shampoo per cuti reattive: la base è costruita per lavare meno e sciacquarsi più in fretta, non per rinunciare al lavaggio.
Uno shampoo per cuti reattive: la base è costruita per lavare meno e sciacquarsi più in fretta, non per rinunciare al lavaggio.

Come si legge la base lavante di un INCI

Prendi le prime cinque voci e leva l’acqua. Quello che resta è il prodotto. Tre esempi, tutti verosimili:

Base classica, resa alta

Aqua, Sodium Laureth Sulfate, Cocamidopropyl Betaine, Sodium Chloride, Glycerin… — un anionico potente ammorbidito da un anfotero, sale per addensare. Lava molto, sgrassa in fretta, costa poco. Giusto su cute grassa o prima di un servizio tecnico; troppo su una cute che tira già.

Base morbida, per lavaggi frequenti

Aqua, Sodium Cocoyl Isethionate, Coco-Betaine, Coco Glucoside, Glyceryl Oleate… — nessun solfato, schiuma più fitta e cremosa, tolleranza migliore. Costa di più e sul capello molto unto va ripetuto.

Base per capelli trattati

Aqua, Sodium Laureth Sulfate, Cocamidopropyl Betaine, Coco Glucoside, Behentrimonium Chloride… — c’è anche un cationico: parte del condizionamento avviene già in fase di lavaggio. È la base tipica di uno shampoo dopo-colore.

La regola pratica

Se fra le prime cinque voci ce n’è una sola che lava, quel prodotto è o molto aggressivo o molto debole. Le basi ben costruite ne hanno almeno due o tre che si bilanciano.

«Senza solfati» non è una categoria di qualità

È una scelta di formulazione, e come tutte le scelte ha un prezzo. I solfati lavano meglio, costano meno e si sciacquano più rapidamente. Le basi alternative sono più gentili sulla cute reattiva ma richiedono più prodotto, a volte due passate, e su un capello carico di residui di styling arrivano corte.

Il punto non è quale sia migliore in assoluto: è che servono entrambe. Uno scaffale con un solo shampoo è uno scaffale che sbaglia metà delle teste. E la cliente che si trova male con l’unico prodotto che le hai proposto non conclude «mi serviva l’altro»: conclude che il tuo consiglio non funziona.

Il pH della base, che nessuno guarda

Un tensioattivo lavora bene in una finestra di pH precisa, e la base lavante trascina con sé il pH di tutto il prodotto. Uno shampoo a pH 5 chiude la cuticola durante il lavaggio; a pH 7 la lascia aperta e il colore se ne va più in fretta. È la ragione tecnica per cui un dopo-colore è acido — e per cui vale la pena chiederlo, quando si costruisce una linea.

02468101214dopo-coloreuso frequenteshampoo tecnicoacidoalcalino
Tre shampoo, tre pH diversi, tre lavori diversi. Non è una scala di qualità: è una scala di destinazione d’uso.

Cosa chiedere quando la linea è tua

  • Quante teste al giorno e di che tipo. Un salone che fa molto colore ha bisogno di una base acida in rivendita più di quanto abbia bisogno di uno shampoo detergente.
  • Un secondo shampoo, non un secondo profumo. Due referenze che si distinguono solo per la fragranza sono una referenza sola con due etichette.
  • La sensorialità è parte della formula. Densità, colore della schiuma, velocità di risciacquo: sono cose che si decidono, non che capitano.
Il parrucchiere è l’unico venditore di cosmetici che ha le mani dentro il prodotto tutti i giorni. Sa prima di chiunque altro se una base è giusta. L’unico passaggio che spesso manca è che quella base porti il suo nome invece di quello di qualcun altro.

Scritto da

Brandizzalo — cosmetica professionale in private label per parrucchieri. Formuliamo, produciamo e mettiamo il tuo nome sull'etichetta.

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